Maria Bordoni

08 Marzo 2018
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Breve profilo

LA NASCITA

In Toscana, bella regione dell'Italia centrale, il 13 ottobre 1916 nacque Maria Antonietta Bordoni, e precisamente in Arezzo, graziosa città etrusca adagiata sulle pendici dell'Appennino, nella piana di Valdichiana.

Suo padre, Rodrigo Bordoni, romano di origine, era vissuto per ragioni di lavoro, per vari anni a Firenze. Sentiamo come Maria stessa lo ricorda: "Da giovane, mio padre era un tipo assai ameno. Aveva trascorso la sua giovinezza fino a trent'anni a Firenze; lì aveva trovato l'ambiente adatto al suo lavoro. Sapeva lavorare benissimo in pelle; faceva dei cofanetti meravigliosi, si dedicava alle miniature, a dei lavori di precisione".

Sua madre Orsola Marinucci, anche lei di origine romana, proveniva da una famiglia socio-borghese. Donna intelligente e ricca di fede, con una profonda devozione mariana, si innamorò di Rodrigo, il quale dopo un breve fidanzamento fissava la data delle nozze proprio il giorno onomastico della sua sposa e così, il 21 ottobre 1915, si unì in matrimonio con Orsola a Roma, nella splendida Basilica di Santa Maria Maggiore.

L'Italia si trovava in guerra (1ma mondiale), per cui anche Rodrigo fu richiamato alle armi, ed essendo stato assegnato all'Ufficio Informazioni nella Caserma di Arezzo, dovette separarsi molto presto dalla giovane sposa; ma questa, in un secondo momento, potè raggiungerlo. Dopo la nascita di Maria, Rodrigo ottenne dai suoi superiori una breve licenza per battezzare la sua bambina a Roma.

Il 5 novembre, domenica, Maria ricevette il santo Battesimo da don Antonio Grimaldi con i nomi di: Maria Antonietta-Elisa, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, fatta costruire dal Papa Sisto III (432 d.C.) a ricordo della proclamazione della Maternità di Maria (432 d. C.),  e dove, circa un anno prima i suoi genitori si erano uniti in Matrimonio.

E' Gesù, con sua Madre, la 'Mater Dei' a incorporare nel suo Corpo, la Chiesa, questa creatura nuova, su cui poi riverserà poco a poco un torrente sempre più abbondante di grazie, scegliendola come figlia prediletta del Suo Cuore, piccolo strumento per un grande 'Progetto', per l’umanità, per le anime, per la Chiesa, per i Sacerdoti, per l’Opera.

Nel 1918, terminata finalmente la 1ma guerra mondiale, la famiglia Bordoni da Arezzo poté ritornare a Roma. Papà Rodrigo, congedato, si mise alla ricerca di un nuovo impiego e lo trovò abbastanza presto presso l'Azienda delle Tranvie Municipali, cosiddetta delle 'Vicinali', in qualità di Capo-Ufficio del deposito di materiale, di stanza a Genazzano, e ciò lo obbligò a lasciare un'altra volta Roma.

Genazzano è un bel paese che si stende a spina di pesce su un'ampia collina verso la via Casilina, tra due piccole valli verdeggianti. La natura bellissima e invita alla pace e alla riflessione. La famiglia si stabilì in un grazioso villino un po' fuori dal centro abitato, verso la campagna, poco distante da una chiesina dedicata a Papa S.Pio V, il Papa del Rosario.

 Per andare al lavoro papà Rodrigo percorreva a piedi ogni giorno quattro chilometri all'andata e altrettanti al ritorno; lo stipendio era buono e tutto sommato le cose andavano bene. L'infanzia di Maria trascorse serena. Era veramente una bella bambina e si faceva benvolere da tutti. La mamma così ce ne parla: "Crescendo, Maria diveniva veramente una bella bambina, carnagione bianca-alabastrina, due occhi neri, grandi, meravigliosi e i capelli neri dai riflessi blu. Non intendo esagerare, ma i suoi occhi meravigliavano tutti coloro che l'avvicinavano, e il suo sguardo colpiva veramente".

 

INFANZIA-ADOLESCENZA

La piccola Maria era dotata di una grande sensibilità per la natura e per i piccoli animali, tra i quali aveva le sue spiccate preferenze: "A me piacevano tanto gli agnellini: davanti alla nostra casa ne passavano tanti a primavera, perché i pastori scendevano per quella strada che è davanti la casa dove eravamo. Io correvo a guardarli, desideravo tanto averne uno che fosse mio. E tanto feci e dissi, che ottenni dal babbo la promessa che me ne avrebbe comprato uno. Passano come al solito i pastori. Corro loro incontro e ne chiedo uno. Si mettono a ridere. Li rassicuro dicendo che il babbo uno me ne avrebbe comprato. E, infatti, un agnellino fu comprato! Ero felice! Lo portavo io stessa al pascolo; c'era un praticello di erbetta fresca ai piedi di un albero; un giorno lo legai all'albero e io, intanto, mi misi a giocare. Ma quando andai a riprenderlo, lo trovai che era scivolato giù dalla rupe, e, stretto com'era al collo da una corda, era rimasto strangolato. Figuratevi la mia pena! Papà gli tolse la pelle, fu cucinato in casa, ma io non volli assaggiarlo".

Maria era una piccola 'leader': animava e organizzava il suo gruppetto di  amici di gioco. Così come le altre bambine della sua età, amava giocare con le amichette e con i fratellini: nel frattempo ne erano nati altri tre: Carlo, Clara e Luigi, quest'ultimo però morì poco dopo. I bambini del vicinato la seguivano e le volevano bene; ella chiedeva alla mamma ritagli e pezzetti di stoffa per confezionare vestitini alle bambole ed era molto esigente nei suoi gusti; le piaceva moltissimo cogliere i fiori insieme con gli altri bambini e poi con le pratoline e i ciclamini raccolti intrecciava graziose ghirlande per adornare la testa dei suoi piccoli amici. Altre volte la mamma le regalava farina e zucchero e così Maria preparava gustose merendine, pizzette o piccole ciambelline. Orsola sapeva che poteva fidarsi della sua bambina perché si dimostrava giudiziosa e attenta. Altre volte allestiva piccoli altarini pieni di fiori e organizzava  processioni per tutta casa. Col fratellino Carlo le piaceva esplorare il bosco vicino, scendere fino al ruscello e ritornare con pezzi di creta che poi si metteva a plasmare per ricavarne statuette, madonnine e bambinelli bruni. Per le feste natalizie era tutta indaffarata a preparare graziose letterine e bigliettini di auguri: le piaceva anche dipingere e il tavolo di cucina si riempiva ben presto di pennelli, porporina, colori, ritagli di carta colorati per far risaltare Gesù Bambino, tra la paglia dorata in tante pose simpatiche.

A otto anni Maria si ammalò improvvisamente e in maniera molto grave. La guarigione miracolosa e l'apparizione della Madonna col Bambino che madre e figlia   hanno potuto  vedere nel medesimo istante e conservare nel segreto del cuore per molti anni, è un'esperienza che segnò fortemente tutto il cammino  di Maria che, nonostante la sua poca età, si sentì attratta verso le cose del cielo, accompagnata passo passo qui sulla terra dalla sua Mamma celeste.

Maria si preparò alla prima Comunione con tanto impegno, con tanto raccoglimento, per incontrarsi con Gesù nell'Eucaristia. Leggeva spesso libri della vita dei santi, e, fra i suoi preferiti, San Francesco e la beata Imelda, un'adolescente innamorata dell'Eucaristia, morta nello stesso giorno della sua prima Comunione. Frequentava il Catechismo con tanto desiderio di conoscere sempre di più e con grande entusiasmo e gioia nel sentire nel suo cuore la dolce amicizia e presenza di Gesù. Nel giorno della sua prima Comunione nella chiesa parrocchiale di Genazzano, raccolta e felice nel suo semplice ma elegante vestitino bianco che proprio la mamma le aveva cucito e ricamato, la videro (così ricorda la mamma) "...radiosa, col visetto bianco quanto il vestito, gli occhioni neri abbassati. Il suo raccoglimento fu davvero esemplare, e coloro che la seguivano con lo sguardo ne furono scossi, me compresa". Era il 6 maggio 1927; con lei i genitori, i fratelli Carlo e Clara e alcuni parenti venuti da Roma.

A scuola fin dall'inizio dimostrò di essere intelligente, ordinata, disciplinata: i suoi quaderni erano ben tenuti; la maestra e i compagni ammiravano la sua capacità artistica. I disegni dell'alunna Bordoni venivano quasi sempre esposti nell'aula e nelle mostre scolastiche. Mentre frequenta la quarta e quinta elementare non mancavano fra gli alunni alcuni ripetenti, che essendo più grandi a volte avevano un comportamento un po' aggressivo e maleducato, ma ella con la sua bontà equilibrata sapeva dominarli.  E così Maria continuò a frequentare la scuola con ottimi risultati: la stessa maestra, la signora Lelia Raganelli, la condusse fino al compimento del ciclo primario. La maestra conserverà una cinquantina dei suoi disegni a matita e a pastello, il diario scolastico e altri lavori che rivelano un singolare spirito di osservazione della natura e un sentimento religioso tipicamente personale, oltre a un meritevole apprezzamento per la cultura, specialmente artistica. C'è, tra l'altro, un componimento su S.Francesco  d'Assisi che esprime viva ammirazione per questo santo perché nonostante l'opposizione del padre, se ne andò ad assistere i lebbrosi: questa scelta  rimarrà scolpita profondamente nella sua memoria.

Nella sua permanenza a Genazzano, amava visitare spesso il vicino Santuario della Madonna del Buon Consiglio e andava assimilando tante semplici esperienze della vita quotidiana familiare e sociale.

Terminate le scuole a Genazzano, nel giugno del 1930, Maria venne coinvolta nei nuovi problemi che sorsero in casa Bordoni date alcune circostanze particolari. Papà Rodrigo, nella speranza di un miglioramento economico familiare cambiò lavoro. Si licenziò dalle ferrovie vicinali (Fiuggi-Roma) e cercò varie forme per investire il ricavato della buona liquidazione ottenuta. Ma ahimé! Non era proprio tagliato per gli affari e le cose andarono di male in peggio. Fu un vero disastro! Non restò che ritornare a Roma dopo dodici anni di permanenza a Genazzano. Partire è sempre per tutti un po' morire... e figuriamoci in quelle circostanze! Maria, ormai quattordicenne, dovette separarsi da quel piccolo mondo, dalle sue amichette di studio e di gioco, dalla natura così bella che la circondava, dalla sua cara 'Madonnina' del Buon Consiglio, dalle corse gioiose, dal suo bosco e dalla sua bella villetta accogliente e spaziosa, e, d'ora in poi, anche da un benessere economico.

Iniziò così, per la famiglia Bordoni, un periodo di continue peregrinazioni: prima a Palestrina, poi a Roma presso la famiglia di mamma Orsola. Papà Rodrigo si mise subito in cerca di lavoro, ma tutto risultò inutile. La sua disoccupazione lo mortificava moltissimo e lo umiliava perché sentiva che le sue spiccate doti professionali rimanevano inutilizzate; intanto le risorse economiche finirono presto: Abituati all'agiatezza, il salto nella scarsità fu doloroso. La casa, i mobili, tutto venne venduto. A Roma andarono ad abitare con i nonni materni, in un palazzo a Santa Maria Maggiore; in casa c'erano altri zii. Potevano usufruire solo di una stanza... Maria spesso usciva col fratellino Marcello per evitare litigi. Papà Bordoni tentò ancora di dedicarsi a un commercio di mobili insieme allo zio Renato, ma con risultati disastrosi. Poi cercò disperatamente una casa e trovò una modesta stanza in via Appia Nuova.

Dopo altri spostamenti e disagi, alloggiarono in un appartamento di via Principe Amedeo, nell'area parrocchiale di S.Eusebio all'Esquilino (P.zza Vittorio Emmanuele RM) dove, per aiutarsi a pagare l’affitto, subaffittarono una stanza sacrificandosi al massimo.

Date le urgenti necessità economiche, a 18 anni, i genitori permisero a Maria di lavorare, in qualità di commessa, in una Ditta di abbigliamento in via Carlo Alberto.

 

LA VOCAZIONE

Maria aveva diciotto anni compiuti; il suo parroco, don Domenico Dottarelli, ottimo sacerdote sui 45 anni, ricco di intuizioni dottrinali, realizzava insieme ai suoi viceparroci una intensa attività pastorale nella popolosa zona limitrofa alla stazione Termini.

Il 2 novembre 1934, Maria, sentendo assoluto bisogno di una guida dati i doni singolari che il Signore le elargiva, dopo intense preghiere si incontrò con lui  che da tempo la  osservava  per la sua attenta e fedele partecipazione alle adunanze di Azione Cattolica:  infatti la riconobbe subito e le disse: "Quando il fico è maturo casca dalla pianta!" Maria gli  affidò la sua anima, gli confidò, tremante e emozionata, il suo desiderio della vita religiosa e gli raccontò 'tutto ciò che le accadeva' da molto tempo. Il parroco la ascoltò attento e poi le dette per obbedienza di fare ogni giorno una bella passeggiata di un'ora; le chiese i suoi diari e la invitò a continuare a scrivere tutto ciò che le succedeva. Iniziò così per Maria un lungo processo di discernimento, ma ella era cosciente della grande decisione presa affidando la sua anima a mons. Dottarelli e obbedì, con la ferma certezza che esso era la volontà di Dio.

Ma perché il parroco la mandava a passeggiare? voleva vederci chiaro: Maria le aveva confidato ciò che sentiva dentro da qualche tempo. "Ho bisogno di slanciarmi verso Dio con tutta la mia anima e il mio cuore: Nei momenti di riposo dal lavoro godo di potermi unire a Gesù e tendere tutta l'anima mia verso di Lui. Io sento che soffro tanto perché Lui soffre. Mio Dio, fa che possa lasciare il mondo e ritirarmi in convento; mi sento proprio di non poter vivere in esso!" D'altra parte il parroco conosceva le condizioni economiche dei Bordoni, sapeva quanto fosse necessaria la presenza di Maria in quella famiglia, perciò gli sembrava più che prudente prendere tempo e studiare il caso.

Finalmente consentì a Maria di emettere il voto privato di verginità: fu una decisione segreta che le produsse molta emozione per la certezza di aver trovato la via giusta, donandosi al Signore. Fu scelta la data del 21 gennaio 1936, festa di S.Agnese, giovane martire romana. Quel giorno apparentemente fu uno come tutti gli altri, di sofferenza in casa, e di molto lavoro in quella stanzetta fredda e semibuia del negozio, ma quanta gioia nel suo cuore! "Nell'anima mia c'è la gioia e la pace che solo Dio può dare e nessuno mi può togliere!"

 

GRUPPO "ANIME SACERDOTALI"

Il Parroco caldeggiava il progetto di dare forma nuova e più intensa spiritualità alla vita della parrocchia: ma come? Aveva un gruppo di giovani a lui vicine a cui aveva dato il nome di "Anime Sacerdotali", ma si era reso conto che gli elementi che a lui sembravano adatti a tale vocazione non corrispondevano, e quelli che avevano risposto l'avevano deluso. Era subentrata una confusione di idee da offuscare la verità; estinta l'obbedienza e mortificato lo spirito di fede. Aspettò la fine del 1940 per riordinare il gruppo, eliminando alcune e riprendendo a parlare di vocazione con le altre. Maria entrata nel 'gruppo' nel 1938, andava sempre più formandosi alla scuola della sua Maestra, la Madre di Dio,  camminando a grandi passi nelle vie del Signore.

Nella devozione eucaristica alla Passione di Gesù Sacerdote, trovava la spiegazione del suo vivere il Sacerdozio Battesimale; e alla luce del Mistero dell'Incarnazione scopriva con la Madre di Dio il segreto della propria oblazione sacerdotale. Chiedeva, "con viva fiducia e abbandono filiale alla Madre di Dio di poter partecipare al suo Amore per le anime e al suo Dolore per l'indifferenza degli uomini al Sacrificio del Figlio”.

Considerava la partecipazione quotidiana alla celebrazione eucaristica, in unione a Maria e alle sue intenzioni, l'atto più importante della giornata e della vita, da cui tutto acquista valore ed efficacia; perciò si offriva a Dio, per la sua gloria, per la propria santificazione e per la salvezza del mondo.

La vocazione religiosa è un fatto teologale personale; così quella di Maria Bordoni. Fu un dono specifico: non riguardava esclusivamente la sua persona, ma si rivelava come esperienza spirituale ed ecclesiale; fu una risposta di fede pura alla vita parrocchiale intesa come offerta sacrificale, accolta dal direttore spirituale, che notò la chiara ispirazione della Madre di Dio.

Dopo aver fatto il voto di vittima (24.06.1938), nel 1939 il direttore le concesse il permesso di emettere i voti perpetui di povertà, castità, obbedienza:  " Finalmente mi sono legata a Gesù per sempre con i tre voti: ora Egli è tutto mio, io sono tutta sua, sono la sua piccola sposa; nessuno più mi  potrà separare da Lui.

O Amore, Amore infinito di Dio; come  potrò lodarTi?... Mi sono legata a Te anche con il  voto di “vittima”! 2Voglio soffrire, offrire senza lamentarmi per la conversione di tante anime, per il sacerdozio, per tutte quelle intenzioni che Tu sai, caro Gesù" (16.06.1939).

Intanto la situazione del gruppo Anime Sacerdotali'  si andava facendo difficile e delicata e altrettanto dolorosa e spinosa la condizione di Maria, da quando ne divenne  la responsabile. Anche riguardo alla propria vocazione non mancarono alla figliola prove e sofferenze; il suo percorso vocazionale coincise con gli anni 1938-1948, ma a gestirlo non fu esclusivamente lei o il suo direttore, o entrambi insieme: il padre spirituale scopriva pian piano nell'anima che gli si era affidata , l'azione straordinaria della Grazia e, a poco a poco, deponeva la sua naturale diffidenza;  attraverso attente e prudenti osservazioni riuscì a capire non solo le esigenze spirituali della figliuola, ma anche a scoprire la risposta ai suoi bisogni pastorali, nonostante le esperienze negative constatate in parrocchia, percepì la guida materna della Madre di Dio.

Se da inizio la preghiera ai piedi dell’Altare dell'Addolorata, (nella Parrocchia di S. Eusebio - Roma). Inoltre la Bordoni, il 1° novembre, chiede di cominciare le opere di carità avvicinando i piccoli e visitando i malati. Lei avrebbe dato la forza e i mezzi necessari anche per affrontare le contestazioni delle compagne; c'era infatti, nel 'gruppo' chi  fraintendeva la vocazione e si copriva dietro un 'nascondimento' che altro non era se non assenteismo e disinteresse ai bisogni altrui. Nel lavoro, invece, la Vergine voleva riscontrare verità e veracità nell'essere e nell'operare, sapienza e santità di vita. Maria perseguiva questi intenti rinnegandosi per amor del prossimo, convinta di partecipare all'animazione della Chiesa con opere di carità, fatte con sacrificio, certa che con esse la Madonna avrebbe potuto trasformare la parrocchia  in una grande Famiglia.

Il parroco confidava alla figliola di non sentirsi naturalmente portato verso i bambini e i malati, come invece chiedeva la Vergine; ma col suo aiuto vi accedeva per realizzare quel gran disegno. Le sue perplessità si risolveranno mediante  l'azione concreta e silenziosa della stessa Madre di Dio. La Bordoni non dubitava affatto che il Padre avrebbe finito per capire  come l'avvenire stesse nelle mani della Madonna e che la trasformazione della parrocchia chiedeva quei sacrifici.

Come Sorella Maggiore, dal 1943, Maria parlava della Madre di Dio, testimoniava la fede nella sua presenza operante nel mondo e nel  'gruppo'; mentre assimilava i desideri della sua celeste Maestra, accoglieva le ripetute predizioni di sofferenza come segni di garanzia e motivo di sostegno morale nel compimento della propria missione. Il S.Rosario fu il sussidio devozionale con cui si pose alla scuola della Madonna: lo recitava, lo meditava, e scopriva che con esso entrava in intimità con la SS.ma Vergine.  Ardeva dal desiderio di compiacere con i fatti la volontà della Madre divina, e finalmente fu convinta di compierla quando cominciò ad assistere i bimbi, progettando un asilo parrocchiale e altre opere di assistenza.

Fra le integranti del 'gruppo' erano nate divergenze concrete sul modo  di interpretare la regola comune; si era finito col dimenticare l'essenziale riducendosi a una società di mutuo soccorso. Il parroco notava che da quando Maria B. aveva preso per obbedienza la direzione del 'gruppo', i difetti fondamentali diventavano sempre più evidenti. Misconoscendo l'autorità che egli le aveva conferito, si era giunti a disobbedirla in maniera irritante; lei doveva "sorbettarsi osservazioni aspre, parole e frasi tutt'altro che caritatevoli" e aveva dovuto concludere che era suo dovere parlare meno, chiudersi in sé, contentarsi del puro necessario, limitarsi a domandare poco e fare molte cose da sé con elementi estranei o non ancora consacrati.

Inoltre alcune criticavano le decisioni del Parroco quando affidava alla  Sorella Maggiore compiti specifici che, secondo loro, la allontanavano da "Casa Cenacolo" (sede del 'gruppo' dove alcune risiedevano) e non sopportavano che lei, per coscienza,  facesse presente al Padre certe situazioni interne spiacevoli. L'incomprensione divenne chiaramente palese nell'estate del 1945, quando la proposta del Parroco di aprire una colonia a Genazzano fu boicottata; ma il progetto si attuò l'anno dopo con qualche variante, davanti all'indifferenza  delle compagne, mentre Maria si dovette servire di collaboratrici esterne.

Il periodo iniziale della vita di questo 'gruppo',che cominciava a chiamarsi Piccola Opera Mater Dei in ossequio ai voleri della Vergine, continuò ad essere tempestato di incomprensioni innumerevoli, di abbandoni, di solitudine totale che le furono fonte di grandi amarezze, ma al tempo stesso sperimentava una grande felicità nel sentirsi sempre più unita alla Croce del Signore. La sua vita personale era attiva, ma in piena e continua unione con Dio. Docile al direttore e alla Grazia, scopriva e batteva la via dell'abbandono, chiamata ad essere "strumento nascosto" per combattere la falsa pietà, l'ipocrisia della falsa prudenza e le illusioni della pseudo-carità. Sapeva  bene che la Madre di Dio non gradisce le parole ma le opere, molte opere; non accetta le false orazioni lontane dal cuore e le penitenze fatte per secondi fini....; fu lei, la prima, a rivedere i comportamenti con le compagne e a farne, col Padre, una seria autocritica.

Nell'ottobre 1946, il Parroco e Direttore del 'gruppo', denunciò chiaramente le divergenze risultanti con la ex-responsabile Emilia Berni e le sue compagne; confessò disgustato alle figliole: "Lo dico con grande sincerità e forza: avrei da un pezzo troncato tutto! Avrei volentieri ridonato a voi la libertà e l'indipendenza del tempo che precedette il 1937. E sarei stato più tranquillo per me e per voi. Ma oggi c'è di mezzo una "Volontà Superiore" che non mi permette di fare un passo tanto desiderato dalla mia umanità. Il piano e l'ideale stesso della vita proposta, anche se dura in realtà, sono apparsi chiaramente non opera del mio cervello e del mio cuore, ma volontà e opera di un altro Essere. Io debbo tremare e spaventarmi a prendere una decisione a me assai gradita. Confesso pienamente - aggiungeva - che ciò che è mio non è che miseria e non serve a costruire che un edificio apparente. Ma riconosco anche che ciò che viene dall'Aldilà è grande e duraturo: E se la Volontà di Dio è confermata da segni e da grazie soprannaturali, è inutile che io mi tormenti. Bisogna proseguire e agire".  Sperava in un loro ritorno...  Pazientò ancora vari mesi prima di venire alla conclusione, scrivendo così: "In data di oggi, 7 febbraio 1948, Maria Bordoni cessa dalla sua carica di Sorella Maggiore ed esce dalla vostra Piccola Opera Mater Dei. Per queste ragioni esce anche dalla vostra Casa Cenacolo.

Si chiudeva così quel triste decennio di dolorose esperienze.

 

DISCERNIMENTO SPIRITUALE

Il discernimento sul carisma mariano di Maria Bordoni è da ritenersi definitivamente concluso, da parte del direttore, nel luglio del 1945, alla vigilia cioè della forte crisi interna del 'gruppo'; quando, scriveva: "Credo alla verità delle Apparizioni della Madonna, Madre di Dio, avvenute in questi anni, in questa parrocchia; e credo alla mia figliuola spirituale che la Madonna ha voluto scegliere e che ha reso così docile, così profonda, così equilibrata, così pronta al sacrificio del dovere quotidiano, così penetrante, così avveduta, sagace, libera, indipendente e cara al Suo Cuore di Madre..." ed aggiungeva, in altra occasione: "Posso giurarlo sul Vangelo e sarei lieto di darne testimonianza, e forse un giorno dovrò darla".

Il direttore non solo  verificava lo stato di orazione della figliola nel corso degli interrogatori, ma si trovò coinvolto, chiamato a partecipare alla preghiera notturna, nella propria chiesa, presso l'Altare dell'Addolorata: tale preghiera avveniva, ordinariamente nella notte del 1° sabato di ogni mese e il parroco cominciò a farvi partecipare, per un più sicuro discernimento, alcuni suoi fidati confratelli nel sacerdozio: Padre B.D'Orazio, suo confessore; Don U.Terenzi, ex collaboratore; Don A.Sestili e Don A.Timperi, amici di Camerino. La Vergine chiedeva orazione perché solo con il sacrificio e la penitenza è possibile riparare il peccato. Il  parroco sperimentava sempre più come giovasse alla parrocchia il contributo di sacrificio della Piccola Opera per la salvezza delle anime, sacrificio ancorato a quello di Cristo, mediante una carità generosa verso il prossimo. E' ai piedi di questo Altare che prende consistenza definitiva il 'grande Disegno mariano':  la P.O. sorgerà a fianco del sacerdote-parroco; per tre quarti sarà attiva, ma dovrà vivere intensamente l'immolazione di Gesù-Sommo Sacerdote.

Nella preghiera si faceva sempre più palese ed evidente a Maria Bordoni che "il grande Disegno mariano si rivolgeva pure ai sacerdoti, coinvolgendoli in un vincolo di fedeltà a Dio e di carità fraterna per le anime"; tale percezione - confidata al direttore - e da lui sottoposta al giudizio di prudenti consiglieri - fu resa nota e pubblicata con il benestare dell'autorità ecclesiastica sotto il titolo di Triplice Messaggio; ma non mancò il richiamo disciplinare, probabilmente per motivi estranei ai contenuti, da parte del S.Officio. Ciò suscitò contrasti interni ed esterni, ma allo stesso tempo gli iterati richiami della Vergine SS.ma insistevano a non allontanarsi da quell'Altare; ed è ai piedi di quello che viene sancito il  patto segreto tra la Madre di Dio, la figliola e il suo Padre Spirituale, il 18 febbraio  1945; è lì stesso che viene preannunciata la vittoria sul comunismo in Italia, il 18 aprile 1948; la conversione della Russia...

A partire dalla ratifica di quel patto, l'Altare dell'Addolorata, nella parrocchia di S.Eusebio, e la comunità parrocchiale diventarono, per il parroco e la figliola il centro dei loro comuni interessi: la Bordoni rimase figlia spirituale del parroco, ma viveva  in  modo nuovo - a livello vocazionale- i rapporti con lui, convinta di aver aderito a un comando impellente di essere con lui un'apostola del Volere della Madonna.

Superati gli atteggiamenti di riserva; constatata la normalità psico fisica e la sincerità umile e obbediente della sua figliola, il Padre spirituale finiva per dichiararsi: 'segretario della Madonna', pur non nascondendosi un senso profondo di indegnità: 'segretario' di tante visite, di tante parole, di tante promesse, e di tante volontà della Madre di Dio.

La documentazione confidenziale dei Fondatori, come il patto segreto, ha una genesi carismatica e un movente ecclesiale-sacerdotale-mariano; la riprova è nel fatto che nel 1947 l'azione pastorale di mons. Dottarelli valicò i confini della sua parrocchia e si portò prima nelle Marche, poi nelle Puglie. Interessante notare la prima reazione positiva del card. F.Marchetti, Vicario di Roma, ai Messaggi per i Sacerdoti, presentatigli da una parente; proprio quando le vicende interne del 'gruppo' (autunno 1947) stavano deteriorandosi.

Nel triennio 1946-1948, ci furono molti gravi avvenimenti in Europa, in Italia e a Roma, sia in campo socio-politico che in quello religioso: l'imperialismo russo era un incubo grave anche per la Chiesa italiana e motivo di forte dilagare del comunismo nel proletariato. La Bordoni ebbe, a riguardo,  una esperienza illuminante nell'orazione: l'Italia sarebbe stata salvata dal pericolo rosso per un intervento sicuro, profetizzato, della Madre di Dio. Allora non mancarono sacerdoti a farsi portavoci e interpreti di questo evento e organizzarono in tutta Italia crociate di preghiera e missioni mariane.

Preghiere riparatrici e opere riparatorie sono i mezzi con i quali la Piccola Opera realizzerà la sua missione per favorire il ritorno delle anime consacrate alla santità; la Piccola Opera dovrà portare nel mondo l'eco della voce della Madre di Dio: il Suo Amore e il Suo Dolore, per contrastare le nuove eresie e combattere la falsa pietà. Così avrà inizio, a Loreto, il gran Disegno della Madonna, nella sua Casa, il 13 ottobre 1948.

 

FONDAZIONE DELL'OPERA MATER DEI

Il 13 ottobre 1948 fu ricostituita la "Piccola Opera" per un preciso volere della Madre di Dio. La Madonna stessa preparò questa tappa e ne indicò anche la data: "Quello che ti sto per dire  è Volontà del Mio Cuore e riguarda specialmente il tuo Padre e te; è ora, figli miei, che risorga la Piccola Opera... la mia Piccola Opera, quella che sempre il Mio Cuore ha voluta;   ma che le anime... infedeli volevano distruggere... Io vi comando, figlioli,  di ricostruire al più presto quello che il mio Cuore ama... Vi do tempo fino al 13 ottobre. Hai capito? Non oltre... Sì... Va tutto bene, come è scritto nel libro che porti con te (ho capito che fossero le regole)... ma vivrete sotto un unico tetto come già vi dissi in altro tempo... Io vi guiderò e a tutto provvederà il Mio Cuore... Io vi guiderò, non temete!" (28.08.1948).

"Non temere, figlia mia! Il maligno non può nulla contro di voi e neppure può nulla contro la Piccola Opera che Io voglio e di cui voi dovete essere lo strumento... perché sia edificata secondo il mio Cuore... Vedrete, figli miei, tra poco come Io manifesterò la mia volontà in ogni cosa e nessuno più potrà opporsi al mio disegno: disegno di amore per i miei figli sacerdoti, per i peccatori e per tutte le anime" (20.09.1949).

"Siate sicuri, figlioli, che Io non mancherò alle mie promesse... Sì, figlia mia, voglio parlare della Piccola Opera che voglio ricostruita al più presto... -Ho chiesto: In questo modo saresti contenta che la Piccola Opera ricominciasse a Loreto? - La Madonna ha sorriso a lungo, poi ha aggiunto: "Molto, sarei contenta"  (28.09.1948).

Quando Maria passò a lavorare nella diocesi di Albano, per obbedienza al direttore, sentì forte il distacco dalla sua parrocchia, dall'Altare dell'Addolorata e non nascose il dolore profondo, pur convinta che tutta quella sofferenza, accolta docilmente dall'autorità della Chiesa, avrebbe concorso allo sviluppo della sua Famiglia religiosa.

L'accoglienza sorprendente di questa missione ecclesiale da parte del clero italiano, in quindici centri attivati dalla Bordoni, è dimostrata dalle molte richieste qualificate pervenutele sin dall'inizio della fondazione, per il credito ottenuto dall' Opera, per lo spirito sacerdotale che l'animava.

La Bordoni verificava la propria condotta nelle attività con gli insegnamenti della sua Maestra: "L'Opera che il Mio Cuore ha voluta ed ha posta nelle vostre mani deve abbracciare ogni opera di apostolato utile alla S.Chiesa nel campo delle parrocchie. Questa, l'hai compresa, è la mia volontà! le opere da compiere in aiuto dei miei figli sono molte e sempre più vaste".

Nel 1951 si realizzò l'acquisto della casa promessale dalla Madonna (Abbi fede in Me, Io ti aiuterò!); "Qui, Io edificherò la mia casa... la dimora del Mio Cuore... il luogo del mio riposo... e tutto qui apparterrà a Me... al Mio Amore! Fate che anche i piccoli entrino nella mia dimora! Affinché al Mio Nome venga lode e sopra di voi la grande, divina benedizione".

Di lì a pochi giorni fecero ingresso i primi piccoli ospiti dell'Opera Mater Dei.

La carità fraterna praticata a tempo pieno con l'aiuto di nuove compagne che le si avvicinavano, per aiutarla, le faceva scoprire il senso ed il valore ecclesiale della famiglia di cui si sentiva animatrice: appartenere alla Chiesa per lei era vivere e lavorare per la grande Famiglia di Dio che sta nel mondo, nella società; non trascurava occasioni e circostanze per promuovere e provocare collaborazioni ed aiuti. La Madonna stessa si impegnava a mandarle nuove braccia, pronte e forti, e cuori sinceri e amanti del sacrificio; e le prometteva meravigliosi segni del suo amore sulla Piccola Opera; la invitava ad entrare in comunione alla Sua preghiera per le anime, per il mondo e per la P.O., per suscitare un risveglio profondo di carità nelle parrocchie, perché le anime spendessero la loro vita per il suo Figlio e per Lei, realizzando così, con la collaborazione della sua figliola, la presenza operante nella Chiesa e nel mondo.

La caratteristica ecclesiale-sacerdotale-mariana della vocazione di Maria Bordoni spicca maggiormente se la consideriamo nel contesto ecclesiale di quel momento (1940-1948); il giudizio positivo dei PP.Gesuiti di Civiltà Cattolica, e il parere confortante di Vescovi stimati e di Prelati illustri che ritrovavano, in Maria Madre della Chiesa e dei Sacerdoti, la garanzia sicura della ripresa spirituale ed apostolica ne sono   una chiara testimonianza.

Nel primo quadriennio (1948-1952), la Piccola Opera avanzava nel suo cammino, senza alcuna campagna pubblicitaria; in silenzio si avvicinavano le vocazioni; i Vescovi di varie diocesi cominciavano a interessarsi a questa istituzione, e cominciava a prospettarsi  il Disegno grande preannunziato più volte dalla Madre di Dio.

Purtroppo, però, si verificava un sofferto contrasto: da un lato, l'autorità ecclesiatica apprezzava lo spirito caritativo della Piccola Opera e lo promuoveva, dall'altro, prendeva le debite distanze dalla direttrice diffidando delle sue esperienze carismatiche.

 

FONDATRICE CARISMATICA

La Madonna stessa si riservò di dare  il nome alla famiglia da Lei scelta e ricolmata di benedizioni: "Bada bene, figlia  mia, che quello che ti dono questa notte è prezioso per te, per il Padre e per tutte le anime.. - intanto che La sentivo parlare così, l'ho vista aprire le mani sopra di me e lasciarmi cadere qualche cosa, in quel momento mi sono intesa investire da un amore fortissimo, da non poter resistere e credevo morirne... ha continuato -: Porta tutti questi desideri al tuo Padre e alle tue compagne...  Vi benedico... Dovrete soffrire sì, ma sarete le mie Piccole Figlie perché Io lo voglio" (22.05.1941).

Sia la figliola come il suo direttore si consideravano semplici strumenti;  frequentissimi i messaggi di questo tenore: "Vi ho detto, figliuoli, che voi siete il mio strumento... Io posso compiere cose sublimi con uno strumento poverello... perciò non vi meravigliate e non v'intimorite mai quando il mio Amore vi domanderà cose superiori alla vostra piccolezza". E ancora: "Vi ho scelti per compiere il desiderio del Mio Cuore nel mondo in mezzo ai miei figli prediletti".

Essere strumento della Madre di Dio significava farsi portavoce della Sua dottrina definita la "Sapienza dell'Amore": tirocinio pedagogico, necessario alla conoscenza di se stessi, dei propri errori per detestarli, e della vocazione indicata dalla Maestra per dare vita, nei fedeli, alla Vita del Suo Figlio Divino.

Ciò che Maria recepiva durante la preghiera, lo riferiva unicamente al direttore che verbalizzava  tutto scrupolosamente con valutazione critica puntuale (si contano circa 700 Processi Verbali registrati personalmente  e mantenuti segreti fino alla morte); mons. Dottarelli annotò così una ottantina di volte il  messaggio che il Dolore e l'Amore della Madre-Maestra derivano dall'Amore e dal Dolore del Crocifisso-Signore; Amore e Dolore salvifici che sono l'anima di ogni azione per il bene del prossimo.

La missione affidata dalla Maestra alla sua figliola, si realizza con l'orazione e il sacrificio, è guerra senza quartiere alla falsa pietà; è impegno che dovrà riflettersi silenziosamente nella formazione delle Piccole Figlie: "Le anime consacrate... si sono formate un'idea vaga e debole della consacrazione... perché non sono state fedeli nel seguire il mio Sguardo... Difatti i miei occhi scrutano nel più profondo i cuori e non rimangono ingannati da vuote e false apparenze".

La Bordoni chiamata a compiere una 'missione' speciale, quella di  rinnovare profondamente la vita nelle persone consacrate, esperimentava con sorpresa ed anche con un penoso imbarazzo il dono cosiddetto della scrutazione dei cuori: "Quanto io ti mostro delle anime non è per scherzo". Non si trattava di soddisfare curiosità malsane o di sperimentare constatazioni indebite; ma era un partecipare misterioso ai sentimenti materni della Madonna, intenta a formare nelle anime la vita del Suo Figlio Divino: "Il Mio Cuore, figliuola, scruta le opere degli uomini come un buon agricoltore scruta le radici delle sue piante. Egli sa subito vedere le malattie; e così il Mio Cuore vede subito quello che spesse volte è nascosto agli occhi delle creature".

Maria attuò questa missione pregando insieme alla sua Maestra e operando con spirito di sacrificio in totale abbandono a servizio del prossimo: "Badate bene, figliuoli, che ha più valore sopra la bilancia della Divina Misericordia, una preghiera fatta nel sacrificio e nella fatica, che una lunga orazione fatta comodamente! Io ti accompagno figliuola. e nulla andrà perduto... Ho dei peccatori da salvare... vuoi aiutarmi? Bisogna cercare d'incontrarli".

La P.O. era così chiamata ad accogliere, custodire, diffondere una partecipazione diretta alla missione che la Madre dell'Eterno Sacerdote svolge nel mondo: "L'Opera da Me voluta diverrà grande e sarà sempre più curata e custodita dal Mio Cuore. Non temete ,Figliuoli!".

Ella visse continuamente secondo le direttive ricevute o approvate dalla Madre Celeste per consolidare lo spirito dell'Opera nell'umiltà e nella sincerità: "Voglio che le anime legate all'Opera da Me voluta mi siano somiglianti, fedeli, e mi comprendano... Insegna alle tue sorelle la pazienza e   l'umiltà del cuore perché solo i pazienti e gli umili potranno possedere le loro  anime e stabilire il mio dominio regale... Non puoi tacere senza mancare ad un dovere che il Mio Cuore ti ha imposto: perciò vai e scrivi nel Mio Nome".

L'Opera pian piano si sviluppò e nell'estate del 1951, già erano ventisei le sorelle  che collaboravano nelle varie opere pastorali.

 

CONTRASTI E SOFFERENZE

A fissare, il primo sabato del mese, l'incontro notturno di preghiera all'Altare dell'Addolorata in S.Eusebio, non era il parroco né la sua figliola, ma la SS.ma Vergine compiacente di vedersi accolta dai suoi figli prediletti, i sacerdoti; tali incontri venivano talvolta anticipati o postecipati per motivi non sempre comprensibili  a prima vista dagli interessati; caso tipico, ad esempio, fu quello del 1° sabato 5 gennaio 1951(coincidente con la nota dell'Osservatore Romano) che -in anticipo- fu rimandato al 23 gennaio.

Le opposizioni sembrano radicalizzarsi: l'Osservatore Romano sconfessa il carattere soprannaturale del "Triplice Messaggio" della Madonna ai sacerdoti, attribuito a una pia persona (Maria Bordoni);  e, dal lato opposto, sulla metà dello stesso mese di gennaio, la P.O. prende possesso della sua casa (promessa dalla Madre di Dio), ai Villini di Castelgandolfo. L'autore del comunicato, il card. Marchetti che dopo un primo atteggiamento positivo si schierò contro, di lì a pochi giorni morì improvvisamente seguito presto dal commissario del S.Offizio, mentre continuavano inalterati  gli inviti e gli appuntamenti della Madre di Dio, sia all'Altare dell'Addolorata, sia nella nuova residenza di Castel Gandolfo.

Anche dopo la nota del giornale vaticano non cessò la frequenza notturna all' Altare dell'Addolorata da parte di qualificati ecclesiastici che si assumevano la responsabilità del discernimento, apprezzando l'autentico richiamo alla santità sacerdotale derivante da quel messaggio di preghiera.

E' stata selezionata una serie di "Processi Verbali" redatti da mons. Dottarelli per documentare gli incontri straordinari della Bordoni che comportavano risonanze pastorali su di lui, sulla parrocchia e in particolare sui sacerdoti. La penultima relazione testimonia come egli non amasse più discutere sulla realtà delle apparizioni. Era  più che certo che la Bordoni era stata chiamata ad esser vittima  per il trionfo della S.Chiesa.

Dai processi verbali si ricavano anche una cinquantina di testimonianze in cui  la figliuola confessa la presenza e l'azione del suo Angelo Custode, in luoghi e momenti diversi delle sue attività, ma soprattutto quando si dispone a pregare, segnalati tra il 1940 e il 1948; e moltissimi disturbi  e molestie da parte del maligno.

Nei riguardi del Fondatore, la sua fedeltà fu superlativa e la sincerità trasparentissima: eppure non le furono risparmiate pene delicate, proprio a motivo di certi passi e di talune iniziative  che il Parroco  aveva ritenuto di poter prendere, come per esempio quando costituì un gruppo di oblatine  parrocchiali senza avvertirla, e quando mosse certi passi   per il riconoscimento giuridico della Piccola Opera.

Un vero paradosso, permesso dalla Provvidenza per  purificare queste due creature, fu la crisi silenziosa e misteriosa interpersonale, cominciata nel 1952. Mons. Dottarelli, l'ideatore della nuova immagine della parrocchia, soffriva che le figliuole si fossero allontanate dalla sua chiesa e lavorassero altrove; e, a prescindere dall'assoluta sottomissione della sua figliola ai suoi consigli, in virtù del patto sancito in ossequio alla volontà della Madre di Dio, gli restava talvolta incerto il modo di portare avanti quel Disegno.

Anche questa prova era stata predetta dalla Vergine alla Bordoni, allorché si era offerta per ottenere una grazia particolarissima in favore del suo Padre spirituale.

 

IL CARISMA SACERDOTALE

Maria Bordoni, fedele alla scuola della Madre di Dio, fece consistere l'esercizio virtuoso del Sacerdozio battesimale, nel 'saper soffrire' per amore, in conformità al Volere di Dio e in unione a Gesù sommo Sacerdote.E' proprio in virtù di vivere in questo modo (in Maria, con Maria, per Maria) il proprio essere cristiana, che partecipa al carisma sacerdotale della Madre di Dio che è Madre del Sacerdozio.

I pensieri sacerdotali della Bordoni sono pratici, semplici, persuasivi: riguardano Gesù Sommo Sacerdote: l'Offerente, nostro Modello di vita e il Suo Amore; interessano la Madre del Verbo Incarnato: Madre, Maestra e Regina nostra; si concretizzano nelle virtù sacerdotali: la fede, l'abbandono, l'umiltà, la fedeltà, il distacco, la mortificazione, la povertà di spirito; suppongono una presa di coscienza e una docile adesione alla Grazia del proprio operare in partecipazione sacramentale alla vita della Chiesa; si manifestano  nella efficacia del sacrificio, inteso come perseverante cammino, nella rinuncia, verso la perfezione e la santità.

La Bordoni paragona questo vivere al "buon lievito di cui parla Gesù, lievito che solleverà la massa uniforme e pesante del mondo, sommerso dall'indifferenza e dal gelo"... e aggiunge che tale lievito non consiste "nelle aspirazioni del cuore, nelle promesse, nella preghiera e nella contemplazione, ma è là, dove l'anima che si è offerta si incontra con la vita quotidiana, con le circostanze belle o brutte, allegre o tediose, felici o tristi".

Il suo carisma sacerdotale traspare anche dai documenti epistolari e dalle disposizioni che le erano state impartite dall'obbedienza; non riceveva infatti alcun sacerdote o religioso senza che questi fosse autorizzato dal suo Direttore;  nel rispondere alle corrispondenze era saggia e prudente; preferiva il colloquio allo scritto, quando riteneva opportuno non potersi servire della sua segretaria. Non era prevenuta, ma talvolta neppure escludeva il caso che diversi ecclesiastici la cercassero a seguito della conoscenza del Triplice Messaggio: in tal caso sapeva regolarsi bene con tutti, prelati compresi. E' quanto mai sintomatica l'ispirazione che ebbe e che le fu approvata dal Direttore, di rivolgersi personalmente al S.Padre Pio XII per sottomettergli il disegno della 'missione' che stava per ricevere dalla Madre di Dio.

A seguito di questo primo incontro con il Vicario di Cristo cominciarono a germogliare accanto a lei le relazioni sacerdotali; oltre a quella del proprio Direttore e del di lui confessore, con i vice-parroci di S.Eusebio e, poi, con vari  sacerdoti delle Marche, di Roma, di Pescia, di Orte ecc... Poi fu la volta dei Vescovi che, informati dell'esistenza della Piccola Opera chiesero urgenti collaborazioni per le loro parrocchie; o, se erano della Curia romana, si interessarono alle vicende della Casa Centrale e della Fondatrice;  in ciò non furono estranei neppure diversi porporati.

Volere o no, senza alcuna dichiarazione, la Bordoni si trovò al centro di un'autentica fraternità sacerdotale: Testimonianze autorevoli, scevre da motivazioni umane, ma cariche di santa umanità; discrete e riservate, sincere e comprensive: dimostrano la libertà di spirito, il discernimento, la sapienza, la solidarietà, lo spirito di fede e lo zelo pastorale che circolava in quelle relazioni che attingevano sostegno alla confidenza ricevuta dalla Bordoni.

I carteggi ecclesiastici  diretti alla Serva di Dio da svariateFamiglie Religiose (Agostiniani, Benedettini, Camaldolesi, Camillini, Cappuccini, Carmelitani, Cistercensi, Trappisti, Conventuali, Domenicani, Gesuiti, Maristi, Minori, Montfortani, Paolini, Passionisti, Redentoristi, Salesiani, Servi di Maria, Stimmatini...) senza contare gli epistolari di alti prelati e di sacerdoti secolari, documentano l'efficacia della sua offerta e della sua preghiera per i sacerdoti.

I contenuti delle corrispondenze portano il denominatore comune del desiderio della perfezione, la volontà di migliorare, di riformare se stessi, di riparare espiando e amando il dolore. L'unica verità di fondo,che si desume dalle relazioni epistolari di tanti ecclesiastici è la loro fede  viva nella presenza operante della Madre di Dio nella Chiesa e nella sua predilezione ai sacerdoti.

Il carisma sacerdotale della Bordoni si manifestava soprattutto nei casi concreti, ove più necessaria  e urgente si rilevava la presenza della Grazia. Comunicava anzitutto con la preghiera; con essa sosteneva i sacerdoti a raggiungere la loro missione; con discrezione consolava gli afflitti; il suo consiglio era sicuro e illuminante; fu saggia consigliera anche di religiosi fortemente impegnati in alte responsabilità pastorali, ce lo confermano una dozzina di relazioni, soprattutto con i padri gesuiti di 'Civiltà Cattolica'.

In vari casi si vedeva che la Provvidenza metteva sulla sua strada tanti sacerdoti, che versavano in situazioni gravi e delicate; ognuno deponeva la propria pena nel suo gran cuore; assoluta era la sua riservatezza e misericordiosa la sua magnanimità, non mancò chi la considerasse: 'tavola di salvataggio'.

Nel suo testamento raccomandava alle sue figlie:..."...siate fedeli al S.Padre, alla S.Chiesa, al Sacerdozio tutto. Il vostro campo è ai piedi del sacerdote in cura di anime, ricordatevi di essere umili; direi specialmente nel vostro lavoro vicino al sacerdote..... sappiate con grande fede scoprire in lui Gesù, poiché vi è...."

 

NELLA FAMIGLIA DOMENICANA

L'Opera Mater Dei non nacque nell'Ordine Domenicano, né per qualche vincolo o relazione con esso.

A 12 anni dalla Fondazione si rendeva necessario un riconoscimento religioso e giuridico. Già da tempo era desiderio dei Fondatori di dare consistenza giuridica religiosa e civile alla nuova Istituzione, ma il cammino non risultava facile anche perché la Direttrice non voleva assolutamente che la figura del Padre fosse minimamente alterata o messa in secondo piano come contemplavano le Regole richieste per l'approvazione ecclesiastica; ciò fu per lei un punto sempre delicato e importante.

Per una serie di circostanze provvidenziali risultò, in quel momento storico, una buona soluzione il costituirsi in Fraternità Laicale Domenicana (eretta il 01.10.1960) con il consenso unanime dei Fondatori e di tutte le sorelle.

Non fu solo una formalità giuridica, ma una Fraternità aggregata all'Ordine Domenicano, eretta per autorità del Maestro Generale, e per conseguenza estensibile in tutte le province del medesimo, per cui l' Opera Mater Dei godeva piena cittadinanza all'interno dell'Ordine. Ciò fino al 1992 permise all'Opera autonomia piena e possibilità di azione e di espansione, mantenendo integra l'autorità dei Fondatori; dopo la loro morte la Provvidenza permise che l'Opera  venisse riconosciuta  dall'Ordinario del luogo come Istituto religioso di Diritto diocesano (1992) in attesa, in un successivo passo, del riconoscimento Pontificio.

 

VISTA DA VICINO

Agli occhi di M.Dina, sua fedele collaboratrice e segretaria, la Bordoni appariva un'anima ecclesiale, nel senso che i confini del suo essere erano le consorelle della comunità: Per lei la vita comune era tutto; l'animava con l'esempio virtuoso, non le faceva mancare il consiglio, le suggeriva i propositi pratici, la istruiva con conversazioni chiare e persuasive; capitando qualche inconveniente o presentandosi qualche difficoltà ne soffriva molto e si autoaccusava responsabile, attivando preghiere e penitenze.

Ben presto le sorelle e i bambini la chiamarono Mamma; nome che qualificava meglio tutto il suo essere dotato di una carica umana e spirituale davvero straordinaria. Avvicinandosi a lei si sentiva che era una persona limpida, tersa; in lei regnavano l'umiltà più genuina, la tenerezza, la comprensione, la pazienza e l'intuizione materna delle vere necessità altrui, il gusto delle cose belle, semplici, vere; in comunità amava vivere uno stile familiare, gioioso; provocata, raccontava ricordi della sua infanzia e giovinezza; rievocava i tempi della guerra, i  bombardamenti di Roma, le crisi internazionali successive che funestarono la Chiesa e tanti paesi. M.Dina Grilli e M.Lina Cecchetti  annotarono gli eventi principali ascoltati dalla sua viva voce.

Il buon andamento della vita comunitaria era l'assillo dominante della Fondatrice; le stava sommamente a cuore lo spirito dell'Opera; per le case fuori faceva affidamento ché le Sorelle Maggiori mettessero ogni impegno nel congiungere le attività e le direttive pastorali, stabilite dal parroco, con le esigenze interne della comunità. Già fin d'allora si poneva il problema delle sorelle anziane che, una volta ritirate dal lavoro, avrebbero avuto bisogno di una casa di riposo.

A Castel Gandolfo, l'opera dei bambini era iniziata  con la decisione esplicita del Direttore, sia per quanto riguardava i maschietti, sia rispetto alle bambine, accolte dalla Direttrice dopo la conferma di un segno ripetutamente chiesto alla Madonna. Il primo problema per la Serva di Dio negli anni Cinquanta fu la costruzione di ambienti adatti a quest'opera; ciò comportava problemi tecnici, questioni finanziarie, pratiche burocratiche... pur avendo una fiducia illimitata nella Madonna, non per questo le venivano risparmiati, specie di notte, gli assalti dubbiosi, tra la fiducia e la paura... paura, ben inteso, di aver agito male, mentre con fede ribadiva l'abbandono pieno alla volontà di Dio e della Madonna. Alle sorelle, poi, spesso raccomandava di non considerare i bimbi come numeri, ma come persone... e di essere per loro più madri che maestre;  personalmente si industriava con ogni sollecitudine perché i piccoli ospiti vivessero in un ambiente accogliente, in un equilibrato benessere, in salute, gioia e serenità.

Sapeva anche esprimere la propria devozione con il linguaggio artistico; per lei il disegno era anche un mezzo per affermare la fede in una presenza di grazia nella vita di ogni giorno, nella formazione delle anime. Era convinta che per formare ci volesse tempo, molto tempo  e non trascurava con metodi didattici, visivi,  di ribadire i suoi pensieri esortativi ed educativi. Per questo la sua personalità religiosa risalta pure dalle sue spiccate qualità artistiche: disegnava, dipingeva, creava prototipi mariani, a sostegno di una realtà-verità che sentiva profondamente: Maria è la Madre di Dio, Madre del Verbo incarnato. Il Padre Spirituale fin dall'inizio le chiese di rappresentare col disegno la Madonna, così come la vedeva. Si conservano vari disegni della Bordoni che, con l'aiuto dellaVergine stessa, come lei affermava, le sono riusciti  molto belli ed espressivi.

 

INFERMITA', MORTE, ESEQUIE

Il desiderio del cielo fu sempre ardente nello spirito della Fondatrice; specialmente tra gli anni Quaranta-Cinquanta, quando aveva già messo mano alla fondazione della Piccola Opera. Una Voce le aveva detto, molto in anticipo, che ella ne avrebbe visto solo gli inizi... e che, alla fine, una malattia l'avrebbe colpita e non si sarebbe potuta muovere. La premonizione era nota al Fondatore, che non ne aveva fatto mistero alla segretaria M.Dina Grilli, sorella dell'illustre cattedratico alla Universita La Sapienza di Roma. Per comprensibili ragioni, ella custodì tutti i documenti sanitari di Maria Bordoni dal 1952 al 1972. Dando uno sguardo sommario alle sue cartelle cliniche, risulta che fu ospitalizzata cinque volte; per un'ernia discale (1962), per fibrosimatosi uterina (1966), per colicistite calcolosa (1971), per blocco midollare da processo espansivo (1975), per sospetta Sclerosi Laterale Amiotrofica. Non parliamo delle visite ortopediche per degenerazione diffusa cervico-sacro lombare (1973-1974), dei trattamenti   fisiochimici, degli esami cardiologici e delle analisi cliniche. Pure le infermità sofferte furono un banco di prova  per rivelare la virtù generosa ed eroica della Serva di Dio, specialmente se si tien conto della maniera con cui le sopportava nel contesto del disimpegno dei doveri quotidiani e del fedele e amoroso attaccamento alla vita comunitaria.

Quando la terribile malattia le fu diagnosticata, sorse una gara di interessamento in Italia e all'Estero, per procurarle terapie che per altro non poterono arrestare quel doloroso calvario.

La malattia  non le impediva d'essere presente a se stessa, nei giudizi di fede che dava sulla vita  consacrata e sul valore dell'apostolato della sofferenza; quando perse l'uso della favella, affidava alla penna i messaggi confidenziali per trasmettere la partecipazione affettiva alla vita della comunità e agli amici che la visitavano.

Dava esempio di grande pazienza, di sereno abbandono nelle mani di Dio, di attenzione continua e materna verso le consorelle, specialmente quelle che l'assistevano; non aveva un lamento o un ripiegamento su di sé. Al medico invece esponeva le proprie condizioni (dal 14 maggio 1977 al 13 gennaio 1978) e finì con inviargli una letterina di ringraziamento, luminosa ed edificante.

Il 4 ottobre 1975 la Fondatrice aveva confidato a una consorella: "Ogni nostra azione, anche se piccola, anche se per noi è monotona, ha un valore grandissimo: l'unica cosa che conta sono le anime. Poi viene la fine, la morte, e allora tutto viene contato".

Maria fu accolta dalle braccia del Padre la mattina del 16 gennaio 1978, alle ore 7,45. Aveva ricevuto l'assoluzione sacramentale e l'Eucaristia sotto le specie del vino (perché impedita la deglutizione). Il trapasso repentino, per crisi cardio-circolatoria, avvenne mentre le consorelle le si avvicinavano per salutarla e riceverne la benedizione.

Alle esequie, presiedute da mons. Gaetano Bonicelli, Vescovo di Albano e da mons. Dante Bernini, Vescovo di Velletri, concelebrarono una trentina di sacerdoti nella chiesa parrocchiale di S.Tommaso da Villanova di Castel Gandolfo, il 18 gennaio alle ore 16.

Il 16 febbraio fu celebrato a Roma, nella parrocchia di S.Eusebio, il trigesimo alla presenza di mons. Giovanni Canestri, Vice-Gerente. Nell'omelia ricordava la nascita della Piccola Opera Mater Dei in quella parrocchia al tempo di Mons. Dottarelli.

La memoria di Maria Bordoni non fu dimenticata da Mons. Gaetano Bonicelli, da altri illustri prelati e sacerdoti con commemorazioni, saggi, scritti e convegni; tale memoria crescendo è divenuta testimonianza di fama di santità.

A termine delle esequie, la salma della Bordoni fu tumulata provvisoriamente  nel cimitero comunale di Castel Gandolfo, la sera del 18 gennaio 1978.

Le visite frequenti, individuali e collettive, alla casa Centrale della P.O. e al vicino cimitero comunale, mossero la direzione della P.O. a considerare l'opportunità, gradita a tutti, di riportare in sede le spoglie della Fondatrice. Le pratiche avviate alla Prefettura di Roma, nel 1981, si conclusero con il decreto ministeriale, il 16 gennaio 1984, sesto anniversario del transito, quando a termine della liturgia eucaristica nella parrocchia di Castel Gandolfo, presente la salma, la bara fu trasferita in Casa Centrale in luogo autorizzato dalla legge e non addetto al culto.

Nel decennio 1982-1992, si registra un passaggio di oltre un migliaio di persone devote presso la sua tomba.

Il 28 giugno 1996, istituito già ufficialmente il Tribunale Diocesano, con Sessione solenne nella Curia di Albano, alla presenza del Vescovo S.E. Mons.  Dante Bernini e di Mons. Paolo Gillet, si aprì il Processo per la Canonizzazione  di Maria Bordoni.

Parteciparono commosse le sue Sorelle consacrate nell'Opera da lei fondata, che già da più di 15 anni è presente anche in America Latina; sacerdoti; amici; i suoi familiari tra cui  il fratello Mons. Marcello Bordoni, Docente di Cristologia alla Università  Pontificia del Laterano. Da sottolineare la presenza del Postulatore della Causa, Padre Innocenzo Venchi o.p. e del Padre Tarsicio Piccari o.p. amico fedele dell'Opera che sempre, ma specialmentenei suoi ultimi anni, si è dedicato a tempo pieno all'organizzazione dell'Archivio storico di Casa Centrale; ne ha studiato l'abbondantissimo materiale affidato, in morte,  a lui dal Padre spirituale della Venerabile di Dio, Mons. Domenico Dottarelli, non solo come persona esperta ma come devoto ammiratore delle molteplici virtù di Maria Bordoni  e del meraviglioso progetto di amore e di predilezione che la Vergine SS.ma realizzaba in loro a gloria di Dio, per il  bene della Chiesa, la salvezza delle anime e per il Sacerdozio tutto.

Il 6 marzo 2018

Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i decreti riguardanti le virtù eroiche della Serva di Dio, ora Venerabile, Maria Antonella Bordoni, laica, del Terz’Ordine di San Domenico, fondatrice dell’Opera Mater Dei (insieme a Monsignor Domenico Dottarelli).


 

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